Entrata in D&D nel 2019, quando l’azienda era una realtà più raccolta, Eleonora Lazzarini ha attraversato un percorso di crescita professionale che l’ha portata oggi a ricoprire il ruolo di Project Lead. Un’evoluzione fatta di competenze, relazioni, visione e consapevolezza.

Eleonora, partiamo dall’inizio: chi sei e qual è stato il tuo percorso prima di arrivare in D&D?

Sono nata a Genova, una città che mi ha dato radici solide e uno sguardo aperto sul mondo. Sette anni fa ho scelto di trasferirmi a Milano, intrecciando motivazioni professionali e personali in un unico, importante cambiamento. A Genova ho maturato le prime esperienze in due studi di ingegneria: uno specializzato nella bonifica amianto, l’altro focalizzato sull’efficientamento energetico. Due ambiti diversi ma accomunati da un forte senso di responsabilità tecnica e attenzione al dettaglio.

Il mio percorso accademico nasce dall’Architettura, che mi ha dato metodo e visione progettuale. Ho ampliato le mie competenze con un master che mi ha portato a Roma in Architectural Virtual Reality, dove ho approfondito le mie competenze nel campo della visualizzazione architettonica e della modellazione 3D, qualche anno più tardi ho frequentato all’Università di Genova un secondo master dedicato al BIM e all’approccio smart al processo edilizio. Un percorso che ha unito progetto, innovazione e strumenti, e che ancora oggi rappresenta il fondamento del mio modo di lavorare.

Che ricordo hai dei tuoi primi anni in D&D?

Sono arrivata quando la sede era ancora a Paullo. Era una realtà più raccolta: meno persone, rapporti più diretti e una comunicazione più immediata. C’era un equilibrio spontaneo, costruito anche sulla familiarità tra colleghi che lavoravano insieme da tempo.
Di quel periodo conservo il valore di una semplicità relazionale che rendeva tutto più fluido, anche nel rapporto con colleghe come Ilaria e Valeria, che poi hanno intrapreso altri percorsi. Con la crescita di un’organizzazione è naturale che gli assetti cambino, e trovare un nuovo equilibrio richiede tempo, adattamento e nuove forme di relazione.

E cosa ti piace invece della “nuova” D&D?

L’ingresso di persone più giovani ha portato energie nuove, sensibilità diverse e un confronto più ricco. Oggi c’è anche una componente internazionale e culturale molto significativa: lavorare con persone che arrivano da percorsi differenti allarga lo sguardo, mette in discussione automatismi e stimola una crescita continua. Credo che oggi uno dei principali valori dell’azienda stia proprio nella capacità di far dialogare differenze, esperienze e punti di vista diversi.

Oggi sei Project Lead. Come si è evoluta la tua figura professionale?

Oggi affronto il mio ruolo con maggiore sicurezza e consapevolezza. So quali sono i miei punti di forza e ho sempre considerato i limiti come uno stimolo per crescere. La mia figura professionale è in continua evoluzione, perché ogni progetto richiede di alzare il livello, ampliare la visione e rafforzare il metodo.
Il mio ruolo non è solo tecnico ma anche organizzativo e relazionale. Seguo i progetti coordinando dei team e lavorando per mantenere coerenza tra attività, persone e obiettivi. Mi piace facilitare il confronto e costruire un dialogo efficace tra progettisti, imprese e tutti gli attori coinvolti.

Leggo molto, in questo periodo, soprattutto testi legati alla gestione e alla leadership, perché ho capito che per svolgere bene questo ruolo non basta la competenza tecnica: serve una visione più ampia, capace di tenere insieme persone, processi e risultati.

C’è un progetto che ha segnato un punto di svolta nel tuo percorso?

Sì, il primo progetto che ho seguito qui in D&D, il Data Center a Settimo Milanese. È stato un passaggio decisivo nel mio percorso, perché mi ha fatto sviluppare un approccio più maturo, orientato alla lettura preventiva delle criticità e alla loro gestione anticipata.

C’è qualcuno che ha avuto un impatto particolare nella tua crescita?

Sì, Alessandro. Per me è stato un riferimento importante fin dal mio ingresso in D&D. Accanto a lui ho maturato un metodo di lavoro fondato sul presidio delle relazioni tra tutti gli attori coinvolti nel progetto e su una grande attenzione alla qualità del lavoro. Mi ha trasmesso un approccio concreto e rigoroso, orientato a comprendere a fondo i contesti, leggere per tempo le possibili criticità e intervenire con lucidità. Un’impronta che ancora oggi riconosco come parte significativa della mia identità professionale.

Essere donna nel mondo dell’ingegneria e del cantiere: che esperienza è stata per te?

Non ho mai vissuto il fatto di essere donna come un limite, né ho permesso che diventasse un elemento capace di definire il mio spazio professionale. Mi è capitato di confrontarmi con contesti e atteggiamenti tipici di un ambiente ancora prevalentemente maschile, talvolta anche con leggerezze, ma ho sempre scelto di rispondere con competenza e presenza.
Credo che, soprattutto in questi ambiti, autorevolezza e credibilità si costruiscano sul campo attraverso il lavoro, la preparazione e il modo in cui ci si pone nelle relazioni. È un percorso che richiede carattere ma anche equilibrio. Per me è stato naturale affrontarlo così, senza sentirmi penalizzata, ma con la consapevolezza che il valore di una persona si misura nella qualità di ciò che porta, non nel genere.
Il cantiere resta un contesto tradizionalmente maschile, ma continuo a credere che alla lunga siano la solidità, l’affidabilità e la competenza a fare davvero la differenza.

Come vivi Milano oggi?

La vivo meno di quanto vorrei, abito a Cernusco e nel tempo libero cerco soprattutto dimensioni più rilassate.
Di Milano apprezzo molto l’energia, l’offerta culturale e la capacità che ha avuto di trasformarsi negli anni. Allo stesso tempo, la percepisco come una città complessa, con ritmi intensi e alcuni aspetti che la rendono meno semplice da vivere sul piano personale e familiare. Anche nelle relazioni umane è una città particolare: spesso il lavoro occupa uno spazio centrale e questo non sempre facilita la costruzione di legami più autentici.

E fuori dal lavoro, cosa ti appassiona?

Nel tempo libero cerco tutto ciò che mi permette di ritrovare equilibrio e curiosità: leggo molto, ascolto musica e amo stare a contatto con la natura, tra montagna, mare e spazi aperti. Sono dimensioni diverse, ma tutte capaci di rimettermi in connessione con ciò che conta davvero.

Considero i viaggi una parte importante del mio percorso, ogni esperienza vissuta in un luogo nuovo è  anche un’occasione per ampliare lo sguardo, mettersi in discussione e crescere.
Parigi, in questo senso, ha avuto un significato speciale. Durante l’università sono partita da sola per qualche mese per studiare la lingua: un’esperienza che ha inciso profondamente sulla mia formazione personale, rendendomi più autonoma, consapevole e aperta verso ciò che è nuovo.

Che rapporto hai con l’architettura?

Ho un rapporto molto forte con l’architettura, perché per me non è mai soltanto una questione formale: è un modo di leggere il mondo, di interpretare i bisogni e di dare struttura allo spazio in cui viviamo.

Ho una passione particolare per il razionalismo, per quell’architettura dei primi del Novecento in cui forma e funzione trovano un equilibrio rigoroso, essenziale.

Mi interessa l’idea di un progetto in cui ogni scelta abbia una ragione, in cui la qualità nasca da coerenza, misura e chiarezza.
Allo stesso tempo guardo con interesse anche all’architettura contemporanea. Trovo stimolante la sua capacità di confrontarsi con temi decisivi come innovazione, sostenibilità, trasformazione dei modi di abitare e integrazione delle tecnologie. Credo però che il suo valore emerga davvero solo quando riesce a evitare l’autoreferenzialità e a mantenere un legame autentico con il contesto, con l’uso e con le persone.
L’architettura che mi convince di più è quella che non cerca di imporsi, ma di durare; quella che sa essere attuale senza inseguire l’effetto, e che riesce a tenere insieme pensiero, funzione e responsabilità.

Se dovessi definirti in tre parole?

Volitiva.
Autentica.
Flessibile.

Perché affronto ciò che faccio con serietà e responsabilità, credo nel valore dell’ascolto e del confronto, e considero la capacità di adattarsi ai contesti senza perdere la propria coerenza una qualità essenziale, nel lavoro come nella vita.

top

Headquarter D&D s.r.l.

Operational Headquarter