Milano o Milano-Milano?

Durante una pausa pranzo in ufficio, Edoardo e Giovanni si sono ritrovati a parlare della città di Milano. Una conversazione spontanea che, partendo dalle loro esperienze personali, è sfociata in una riflessione più ampia sul significato delle città contemporanee.

Edoardo, 24 anni, originario di Genova e laureando in architettura, ha vissuto un anno a Milano prima di scegliere di trasferirsi in Monza-Brianza.

Giovanni, 34 anni, ingegnere edile, si è trasferito a Milano dalla sua città natale in Puglia e non se n’è più andato. Due esperienze diverse che raccontano Milano da prospettive complementari.

 

Chi parte: Edoardo e la scelta dell’hinterland

Cosa ti ha spinto a lasciare Milano?

“All’inizio è stata una scelta principalmente economica. Quando io e la mia compagna abbiamo deciso di andare a convivere, ci siamo resi conto che le opzioni vicino al centro erano inaccessibili con il nostro budget. Ora che vivo in Monza-Brianza posso dire che, se l’avessi saputo prima, avrei scelto di trasferirmi anche per lo stile di vita: vivo in un ambiente residenziale e tranquillo, per me è come essere in campagna.”

La distanza dal luogo di lavoro condiziona la tua quotidianità?

“Un anno fa, quando mi sono trasferito, l’idea di abitare a un’ora di treno dalla città mi spaventava. In realtà il tragitto mi aiuta a staccare. Quando abitavo a Milano ero a 10 minuti di autobus da D&D, ma trasferirmi è stato un valore aggiunto per la mia qualità della vita.

Una delle differenze più evidenti tra vivere in città e in periferia riguarda la mobilità. Dove abito ora l’auto è indispensabile, mentre a Milano i trasporti pubblici sono un vero punto di forza. Prima non avevo quasi mai bisogno dell’auto, nel mio quartiere trovavo tutto a portata di mano, anche a piedi.”

Come percepisci oggi la città e il suo ritmo?

“Milano è una città attiva e frenetica. Quando sono arrivato da Genova l’ho subito percepita come una città dove succedono le cose — un po’ come Londra o New York. Questo mi ha attratto fin dall’inizio e devo dire che l’impressione era giusta: Milano è davvero piena di eventi e opportunità per tutti.

Allo stesso tempo c’è un ritmo elevato da sostenere se vuoi vivere bene. È difficile riuscire ad avere uno stile di vita tranquillo: la quotidianità è piuttosto caotica, c’è molto traffico e tutto scorre velocemente.”

Credi che Milano sia ancora un luogo di opportunità?

“Milano rimane un luogo di grandissime opportunità — l’ho vissuto in prima persona, sono venuto qui apposta per questo. Amo tantissimo la mia città natale, però dal punto di vista delle opportunità non ho mai avuto la sensazione di avere le stesse possibilità che potevo trovare a Milano. La mia esperienza in azienda ne è la testimonianza.

Ultimamente però ho la sensazione che questa città stia diventando più un palcoscenico che un luogo dove effettivamente fare e creare delle cose. Tante persone che ho conosciuto, specialmente miei coetanei, si trasferiscono, studiano qui, e dopo aver studiato decidono di trasferirsi altrove.

Quando chiedo ‘perché sei venuto a Milano?’ rispondono: ‘È una città dove ci sono tante cose, dove posso fare molte cose.’ Ho un po’ il timore che possa diventare una città di passaggio, dove persone effettivamente talentuose poi non riescano ad avere la possibilità di restare e realizzarsi.”

 

Chi resta: Giovanni e la scelta di Milano

Cosa ti ha spinto a scegliere Milano e perché hai deciso di restare?

“È stata una bella sfida spostarmi a Milano a 31 anni — non è facile trasferirsi in un posto a mille chilometri da casa. Vengo da Molfetta e ho scelto questa città per motivi lavorativi, per dedicarmi a quello che avevo studiato: fare l’ingegnere edile.

Ho deciso di rimanere perché da quando lavoro per D&D Engineering ho trovato un ambiente tranquillo e familiare dove si lavora bene e dove sto facendo quello per cui mi sono formato. Ho deciso di rimanere nonostante le paure iniziali di vivere in una metropoli, di essere solo, di non riuscire a creare legami. Col passare del tempo apprezzo Milano, mi piace e ci vivo tranquillamente.

La cosa che mi colpisce di più è l’organizzazione dei trasporti. Ci sono cose da migliorare certo, per esempio i trasporti notturni, perché Milano è una città che vive anche di notte!

Un altro aspetto che mi piace è l‘interculturalità: c’è gente da tutte le parti del mondo e hai tante possibilità di conoscere persone con culture diverse, mangiare cibo sia da diverse parti d’Italia che del mondo. È una città che non dorme mai — ti chiede molta energia, ma se sei iperattivo come me, ti dà tante possibilità anche al di fuori del lavoro.”

Che rapporto hai creato con le persone?

“Per quanto riguarda le persone che ho conosciuto, non so se dipenda dalle dimensioni della città, ma ho l’impressione che a Milano ci sia meno desiderio di creare legami profondi. C’è così tanta gente che spesso si ha la sensazione che le relazioni restino superficiali: le persone ti conoscono, ma sapendo di poter incontrare continuamente qualcun altro, non si impegnano davvero a coltivare rapporti duraturi. Qui tutto sembra più sfuggente, forse perché ogni giorno c’è la possibilità di fare qualcosa di diverso e incontrare volti nuovi.”

Ti senti parte di una città che attrae “talenti” da tutta Italia e dall’estero?

“Io credo che il talento non sia innato, ma si sviluppi. Non si nasce con il talento, semmai con una predisposizione. Milano attrae proprio queste persone predisposte, perché offre tante opportunità, sia professionali che personali. È grazie a queste possibilità che ognuno può crescere e trasformare quella predisposizione in talento. In questo senso, Milano è davvero una città capace di far sbocciare grandi talenti.

Riprendo un po’ il discorso che ha fatto Edoardo: anche io avevo preso Milano come città trampolino — il mio obiettivo infatti era proseguire la mia carriera lavorativa altrove. Ma poi le cose possono cambiare: in D&D mi trovo bene, ho un lavoro che mi appaga e ho stretto qualche legame che non mi fa sentire solo.”

Come vedi lo sviluppo urbano di Milano?

“Sicuramente lo sviluppo urbanistico ha contribuito alla crescita della città e l’ha fatta diventare una vetrina per attirare investitori e persone —CityLife ne è l’esempio. Milano è in continua evoluzione, ci sono cantieri ovunque e anche l’apertura della nuova linea della metropolitana M4 sta contribuendo a rinnovare ancora di più la città. Ora penso che Milano sia al livello delle metropoli europee.”

 

Due visioni della città ideale

Edoardo: “La mia città ideale è Genova: una città dove succedono le cose ma c’è tranquillità, dove il ritmo è più sostenibile. Una città più umana, dove posso dedicarmi di più a me stesso ed essere più rilassato.”

Giovanni: “Per me non esiste una città ideale in assoluto. La città ideale deve dare il giusto peso sia al valore economico e lavorativo per cercare di vivere bene, sia offrire dal punto di vista sociale la possibilità alla gente di godere del proprio tempo libero: palestre, piste ciclabili, passeggiate… Una città in equilibrio tra lavoro e vita privata.”

Cosa dovrebbe cambiare di Milano per diventare la tua città ideale?

Edoardo: “Milano dovrebbe diventare più umana, più attenta a cosa i suoi cittadini chiedono e vogliono. Dal punto di vista umano, credo ci sia bisogno di più lentezza.”

Giovanni: “Io in primis cambierei il modo di vivere a Milano: le persone dovrebbero essere più tranquille, e passare più tempo in maniera leggera e lenta. C’è molto verde urbano a Milano, forse goderselo di più aiuterebbe.”

 

Ripensare la città

Le testimonianze di Edoardo e Giovanni ci ricordano che una città non è definita soltanto da infrastrutture e opportunità economiche, ma anche dalla qualità dei suoi ritmi, dalla qualità delle relazioni che favorisce, dalla disponibilità di spazi dedicati al benessere e dal tempo che permette di restituire alle persone.

Forse è il momento di tornare a considerare le città come ecosistemi a misura d’uomo: luoghi capaci di accogliere, sostenere e generare valore. Non semplici scenari di passaggio, ma contesti in cui costruire continuità. Perché una città che mette al centro le persone è una città che rende possibile la vita nella sua pienezza.

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